La famiglia a valvole

La famiglia a valvole, quella che esce dal TV anni '50 di Giovanardi e soci, ben descritta da Facci in questo articolo. Giustamente, fra una Chiesa ufficiale che concentra la sua azione sociale nel ridurre gli spazi di libertà personale e di coscienza, fra una destra allineata strettamente, ma pubblicamente trasgressiva e una sinistra che non sa pensare di meglio che un matrimonio di serie B, il paese reale è andato a pesca e pensa agli affari suoi.
Eppure sarebbe ancora tempo di battaglia civili per i diritti e la libertà, che alla responsabilità ci si pensa in un secondo momento, dopo avere garantito la libertà.

E adesso come votiamo?

Sembra proprio che il Paese si stia avviando verso elezioni anticipate, resta principalmente il dubbio su quando saranno. Un altro dubbio non da poco è se saranno risolutive, in parte per le dinamiche dell'elettorato, in parte per la legge elettorale.


Diverse forze politiche sono convinte della necessità di rivedere il sistema elettorale prima di votare, per evitare una divisione su tre poli che renderebbe difficile governare, soprattutto al Senato, ma non solo è difficile mettersi d'accordo su un sistema elettorale che possa trovare consenso, è anche cruciale decidere che cosa si vuole da un sistema elettorale.
Il Paese è stato vittima di sistemi elettorali variegati, ma comunque disegnati con due scopi in mente. Da un lato favorire l'aggregazione delle forze politiche in due poli, dall'altro fare in modo che il lato vincente sia abbastanza forte da poter governare senza troppi intralci.

Tutti e due i propositi sono stati armi a doppio taglio.La politica non si è polarizzata se non artificialmente. Ecco una piccola lista di problemi che si sono sommati. 

Alcune forze politiche di estrema destra e estrema sinistra sono state buttate fuori dal Parlamento, lasciando elettori orfani, che difficilmente possono trovarsi a casa in altri contesti.

I due poli sono stati costruiti aggregando a forza formazioni politiche incompatibili, costrette a coabitare dall'interesse, come AN, Lega e Forza Italia.

I premi di maggioranza hanno tolto ogni impedimento, per chi ha abbastanza carenza di scrupoli, a trasformare il Parlamento in un luogo in cui ci si limita ad alzare la mano senza potere discutere, senza potere costruire.

La creazione di liste in mano alle segreterie ha levato ai cittadini ogni possibilità di scegliere chi premiare e ha creato quel potere di vita o di morte che si è esplicitato nell'offerta di Berlusconi di "ricordarsi degli amici" nel caso che i transfughi finiani rientrassero all'ovile.

Il bipolarismo cercato, ha mostrato un sacco di difetti e ha aiutato la degenerazione della politica a cui stiamo assistendo, in parte per il modo in cui si è cercato di realizzarlo, in parte perché è tutto da discutere se sia una buona cosa per il Paese. 

Poniamoci, infatti, la domanda se ci siano due blocchi sociali contrapposti nel paese. Apparentemente ci sono almeno cinque tipi di elettorato primario, a giudizio di chi scrive. 

Partendo da sinistra, troviamo una sinistra estrema, che, pur orfana dei riferimenti culturali di un tempo, ritiene che ci siano urgentemente da difendere gli interessi delle classi più deboli, soprattutto con la crisi attuale, un elettorato che non ha più Bertinotti e Cossutta, ma solo riferimenti sindacali.

Verso il centro troviamo una sinistra laica e riformatrice, ma sostanzialmente moderata. Quello che il partito democratico crede di essere, a sentire i suoi fan sulla rete. Il Partito Democratico, però, non è il PDS, non lo è più.

Ancora più al centro troviamo un elettorato che si spartiva fra le forze di centro sinistra e la Democrazia Cristiana e adesso trova rappresentanti nel PD, ma anche in Forza Italia, nell'UDC e nei seguaci di Rutelli, uscito di scena da un po', ma forse non per sempre.

Verso destra troviamo la destra liberista che una volta era rappresentata da settori della Democrazia Cristiana, ma anche dal Partito Liberale. Si tratta di una destra reazionaria, bigotta e affarista che somiglia alle parti peggiori del Grand Old Party americano.

A destra troviamo anche la neonata formazione di Fini, che si rifà idealmente a Alleanza Nazionale, una destra tradizionale, che viene da lontano con i suoi tradizionali valori: patriottismo, ordine, probità e coerenza, in ovvia collisione con la destra aggregata a suo tempo da Silvio Berlusconi in nome di un liberalismo coniugato verso il "lasciateci fare" e un'avversione per i giudici largamente ricambiata. Davvero è un mistero che queste due idee di destra siano state aggregate per così tanto tempo. 

Più a destra ancora, troviamo le frange più estreme del Movimento Sociale di una volta, che hanno rinunciato a essere rappresentate, o hanno accettato il capo carismatico a disposizione.

Dopo questi blocchi sociali, chiaramente delimitati, dobbiamo considerare delle aggregazioni non politiche, tutte nate dalla protesta e dalla ribellione verso la politica della Prima Repubblica, una politica fatta di favori reciproci e affari privati, che non sembra in alcun modo avere avuto una battuta di arresto con la Seconda Repubblica.

Il blocco più significativo è la Lega Nord, un partito che nasce dal desiderio delle regioni più ricche e meglio governate di fare da sé e scaricare l'Italia più debole. La Lega porta istanza di buon governo, trasparenza e onestà, che sono condizioni normali della buona politica e non si capisce come potrebbero essere un fondamento ideologico di un governo.

Il vero fondamento della Lega è umorale: rabbia, razzismo e egoismo.

Un blocco minoritario, ma non così tanto fa capo a Di Pietro e, di nuovo, rappresenta le richieste di patiboli e gogne per chi usa la Cosa Pubblica per fatti privati. Anche in questo caso, abbiamo a che fare con una richiesta di pulizia e trasparenza, che in condizioni normali dovrebbe essere solo un prerequisito per le forze politiche di sinistra e di destra di ogni paese, non un principio sociale ispiratore di una politica.

Mille altre aggregazioni nascono intorno a questi stessi temi, coniugati in modo variegato da Beppe Grillo, da giornali come Il Fatto, da popoli viola e di altri colori, che ancora una volta portano nel piatto la loro protesta e la loro richiesta, che potrebbe sbocciare politicamente solo in una rivoluzione per l'indipendenza, se non fosse che non ci si può rendere indipendenti da sé stessi o fare la secessione dai propri difetti.

Comunque la si metta, esaminando tutti questi spezzoni sociali, se anche i movimenti di protesta perdessero fiato per il cadere del malgoverno verso cui si protesta, rimarrebbero comunque almeno tre spezzoni sociali storici saldamente radicati: la sinistra laica, un centro cattolico e una o due forze di destra.

Basta questo per fare capire che perseguire il bipolarismo significa solo rimanere ancorati a un'idea astratta, che porta il Paese per una strada che farebbe bene a non percorrere e che avrebbe fatto bene a non imboccare dall'inizio.
La soluzione più semplice per lasciare aggregare le forze politiche intorno a un'idea e un blocco sociale sarebbe quindi un sistema proporzionale, con uno sbarramento per potare i rami più piccoli. I

l proliferare di piccole forze politiche con forte potere contrattuale è stato una delle ragioni che ha fatto desiderare di andare verso il bipolarismo, anche se ha prodotto un aumento del numero di sigle elettorali piuttosto che una diminuzione. 

L'istituzione di collegi uninominali in cui i personaggi attivi su un territorio si misurano con i cittadini indipendentemente dalla loro appartenenza politica, come proposo su uninominale.it, è affascinante. Bisognerebbe, però che esistesse una politica locale di cui valesse la pena di parlare e personaggi politici riconoscibili sul territorio. Alle elezioni comunali, invece, la maggior parte dei candidati faticano a farsi riconoscere e sono per lo più motivati dalla loro appartenenza, così come il voto degli elettori è allineato alle loro convinzioni politiche nazionali, senza attenzione per il candidato che porta un certo simbolo.

Un sistema alla francese, con partiti politici ben distinti che si aggregano in alleanze che vanno al voto a doppio turno, ha i suoi lati interessanti, ma tutto sommato somiglia abbastanza a quello che abbiamo visto fino ad ora, nella coniugazione dei due poli artificiali e del Porcellum con il suo premio di maggioranza riservato alla coalizione. Questa somiglianza è sufficiente per non volere approfondire ulteriormente questo ramo di soluzioni al problema dell'impostazione di una legge elettorale.

Considerando tutto, quindi, il vincitore è un sistema proporzionale che fa giustizia a un elettorato diviso e partigiano per le proprie particolarità. Dovremo accettare il balletto di richieste e condizioni che segue le elezioni per la formazione di un governo, ma in fin dei conti è un sistema con cui l'Italia ha vissuto per decenni e poi il Parlamento è fatto per l'appunto per parlare e confrontarsi.

Le tre anomalie italiane

Le anomalie italiane sono tre.

Berlusconi con la sua potenza mediatica e la sua cialtroneria, l'atteggiamnento da faccio tutto io, il disprezzo per le regole e la piccolezza del piccolo uomo italiano, inguaribilmente macho e astuto piuttosto che intelligente.

Di Pietro, Grillo e tutti gli assetati di legalità, che non rappresentano istanza di rinnovamento, blocchi sociali, pensiero politico, ma solo ribellione verso il punto uno. Non fosse esistito Berlusconi non ci sarebbero loro.

Bossi, con la sua ribalderia da guappo del nord e il suo partito dell'odio e della segregazione

Tutti hanno in comune il fatto di essere stati percepiti come alternativi alla politica delle segreterie, dei favori, dei posti, tutti e tre sono stati per qualche tempo investiti di una richiesta di cambiamento che non possono esaudire.

Questa richiesta di cambiamento è costata lacrime e sangue al paese, ma deve essere esaudita da qualunque rinnovamento futuro, perché è stata reiterata più e più volte.

La rivoluzione mancata

La mia interpretazione di quello che avviene nella società italiana in questo momento è che c'è il desiderio di una rivoluzione, che viene puntualmente disatteso e genera gli innamoramenti e le delusioni dell'elettorato, che abbiamo visto negli ultimi quindici o venti anni.

il popolo vuole la rivoluzione e lo ha dimostrato in tutti i modi, dando credito a Mani Pulite come a una riscossa nazionale, dando credito ai referendum di Segni come una riscossa nazionale, credendo nel maggioritario come un sistema più pulito, dando credito alla Lega come a un partito che spacca le cristalliere dei salotti per bene, dando credito a Di Pietro come moralizzatore e rivoluzionario, aspettandosi la novità dai Girotondi, dai Grillo, dai leader non allineati candidati alle regioni.

Si è attesa la rivoluzione anche dall'antipolitica di Berlusconi, quello del fare, che afferma che gli altri sono solo capaci di fare chiacchiere, quello che ha reso la parola politica un aggettivo (s)qualificativo, invece di un onorato sostantivo.

Tutte queste attese ci hanno portato sostanzialmente in un cul de sac. Si cerca una via di uscita, ma qualunque via di uscita deve dare credito a questa richiesta di rivoluzione: il popolo è sovrano e il governo ne fa gli interessi, come nell'apertura della dichiarazione di Indipendenza. E se il governo non fa gli interessi del popolo, il popolo ha diritto di cambiarlo.

Se tornare alla normalità è una rivoluzione, bisogna proclamare questa rivoluzione, perché un cambiamento richiede un motore ideologico. Si deve agitare un sogno anche se questo consiste nel ritorno nei binari della normalità politica.